Secondo il legislatore, negli ultimi anni il rendiconto condominiale è diventato troppo spesso terreno di scontro, non tanto per reali irregolarità, quanto per interpretazioni contabili discutibili o per iniziative giudiziarie utilizzate come strumento per ritardare o evitare i pagamenti. Questo ha prodotto effetti negativi a catena: cause inutili, rapporti deteriorati tra condomini e amministratori, difficoltà nel pagare puntualmente i fornitori e, in generale, una gestione più costosa e conflittuale.

La proposta di legge interviene proprio su questo punto, con un obiettivo dichiarato: ridurre il contenzioso e rendere la gestione condominiale più chiara, trasparente e affidabile.

Il cambiamento più rilevante riguarda il modo in cui viene controllata la contabilità del condominio. L’idea è superare l’attuale figura del revisore “occasionale”, spesso chiamato quando il conflitto è già esploso, per introdurre un sistema di certificazione del rendiconto svolto da un professionista qualificato, terzo e imparziale.
In pratica, il rendiconto non sarebbe più solo approvato dall’assemblea, ma anche certificato sotto il profilo tecnico-contabile, riducendo drasticamente lo spazio per contestazioni strumentali o basate su errori interpretativi.

Per i condomini questo potrebbe tradursi in maggiore certezza: conti più leggibili, meno dubbi su come vengono gestiti i soldi comuni e, soprattutto, meno cause fondate su pretesti. L’obiettivo dichiarato è anche quello di contrastare le morosità “colpevoli”, cioè quelle di chi sfrutta le impugnazioni per rinviare sine die il pagamento delle proprie quote.

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